Essendo uno tra i concetti più complessi, quello della bellezza, richiede una serie di ragionamenti mirati sulle sue proprietà intrinseche e non solo su quelle superflue. Esistono infinite risposte che girano intorno a questa domanda, ma c'è anche da dire che non è un fenomeno riguardante esclusivamente gli umani, infatti le api come noi sono attirate dai fiori colorati, le allodole dai riflessi di oggetti scintillanti, le leonesse dai leoni dal fisico più forte e così via. Ma la bellezza nel caso della natura ha caratteristiche di tipo meccanico legate alla sopravvivenza di una specie, quindi automaticamente, in natura riteniamo bello tutto quello che attrae. Questo però non basta per comprendere pienamente "la bellezza" perché entrano in gioco anche i fattori psicologici.
Tramite i nostri sensi, ad esempio in una persona possiamo notare "qualcosa", le sensazioni possono essere paragonabili a quelle di una persona "in qualche modo bella" o in "qualche modo brutta".
Se il "brutto" è l'opposto del "bello" è possibile che le due cose possano coesistere?
Se il "bello" ed il "brutto" sono entrambi presenti nella stessa immagine, questa è da definire "bella" o "brutta"?
Se un soggetto non è "pienamente bello" avrà dei "difetti" che non sono "obiettivamente belli", qual'è dunque il concetto di "bellezza piena"?
Anche nel tempo, osservando ciò che dapprima ci pareva essere bello, possiamo modificare quel valore perché impariamo a vederne i difetti o superiamo mentalmente un concetto di bellezza, in questi casi parliamo di "esperienza estetica".
Se la bellezza è legata anche al tempo, ed è legata ai nostri gusti estetici in continuo cambiamento, allora la bellezza non risiede nella cosa che osserviamo, non è una cosa concreta, è una cosa intrinseca, insita e mutevole nella nostra mente.
Gli animali non hanno la capacità di vedere così le cose, o meglio non dal punto di vista estetico del termine, è una cosa del tutto umana.
"La bellezza che si incarna in noi, noi la riconosciamo nelle opere d'arte" la quale ne catturano l'essenza (Cit.).
Io, personalmente sono giunto ad una conclusione, direi parecchio profonda e meditata, quasi inconcepibile.
Per me "la bellezza" si crea attraverso uno scambio di informazioni, come accade quando si mettono in relazione più cose, dandoci la possibilità di reagire ad uno stimolo in modo "esclusivamente positivo anche nella sofferenza", e dunque, se la bellezza comprende anche la sofferenza, ovvero le sensazioni negative elaborate attraverso la nostra coscienza, per me ciò che interpreta meglio "il concetto di bellezza" è "la pietà umana".
La pietà: (dal latino pietas) "è il sentimento che induce l'uomo ad amare le cose", l'impulso che può dare bellezza a tutte le cose in modo "universale", cioè con un "unico verso".
Dunque se amiamo ciò che riteniamo "bello" non lo dobbiamo al fatto che realmente lo sia ma al nostro senso di pietà per le cose, ovvero lo dobbiamo alla nostra proiezione dell'amore.
Infatti anche le cose che non sono così dette "belle" possono piacere, possono essere amate, essere desiderate ugualmente perché, grazie alla nostra intelligenza superiore a quella animale, andiamo oltre le apparenze sia in maniera scientifica che romantica, superando i limiti delle superficialità.
In questo modo "la vera bellezza piena" va oltre le "forme" presentandosi tra noi ed il soggetto su cui posiamo lo sguardo, riflettendo i nostri pensieri esclusivamente quando muoviamo un senso di pietà per le cose.
Al di là della religiosità cristiana dell'opera, la Pietà di Michelangelo è un esempio lampante del concetto di bellezza universale.
In conclusione: La bellezza è la Pietà.
Marco Sionis
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